Non sono umani. Sono robot. La più grande gara organizzato dalla Darpa (Defense Advanced Research Projects Agency) nel centro fieristico di Los Angeles, ha l’obiettivo di selezionare macchine intelligenti capaci di sostituire l’uomo in casi di alta pericolosità come: i campi di battaglia ma anche luoghi colpiti da una catastrofe naturale, ambienti con alta concentrazione radioattiva dopo un incidente nucleare. I concorrenti che vogliono conquistare il premio di tre milioni e mezzo di dollari devono superare diverse prove: scavalcare ostacoli, guidare veicoli, salire scale, aprire porte, attivare e disattivare valvole e altro ancora. Tra i 25 partecipanti ce ne è anche uno italiano, costruito dal team dell’Istituto italiano di tecnologia di Genova. Si chiama Walk-Man ed è stato costruito in Italia da un team di 24 esperti di robotica con una età media di 31 anni. È diretto da Roberto Cingolani e il capo-progetto e Nikolaos Tsagarakis.


La novità e la sorprendente  ‘soft-hand’, una mano capace di maneggiare con delicatezza e sensibilità oggetti molto fragili, frutto del lavoro del centro di ricerca Piaggio dell’università di Pisa guidato da Antonio Bicchi. Fra i concorrenti americani ci sono il team del Mit di Boston, Virginia Tech e Jet Propulsion Laboratory della Nasa. Vincere sarebbe esaltante ma non indispensabile. Schaft, uno dei robot più promettenti per conquistare la vittoria, è stato ritirato per poter sviluppare una versione commerciale. Ma non c’è problema, perché è subentrata Google, che sta investendo in maniera massiccia nella robotica. Oggi Google ha creato la Google Car considerata la figlia di quel primo esperimento di undici anni fa dove bisognava costruire una macchina senza autista. Non arrivò nessuno al traguardo nel Mojave Desert. Il 5 e 6 giugno le finali della competizione tra robot. Alessandro Pizzolongo

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