Scoprire quanto possa essere influente un certo tipo di utenti su Internet, e così anche un particolare prodotto, marchio o azienda, può fare la differenza rispetto alla “concorrenza”, qualunque essa sia. Il marketing, la politica, il mondo della comunicazione e le grandi aziende puntano sempre più a usare “la rete” come target di riferimento per il loro “mercato” o per comunicare in maniera ancora più efficace i loro messaggi. In questo articolo di Giovanni Ruggiero è possibile scoprire alcuni dei segreti di questo nuovo modo di osservare e analizzare il mondo di Internet e le sue sfaccettature.

“I vostri amici vi tartassano di domande prima di comprare uno smartphone? Vi piace scoprire nuovi locali e raccontarli ai vostri contatti su Facebook? Con Buzzoole (www.buzzoole.com) il vostro sapere potrà farvi ottenere anche un omaggio, un buono sconto, un invito a un evento proprio dall’azienda promossa con i vostri consigli. Buzzoole è una startup italiana nata dalla vulcanicità partenopea di Fabrizio Perrone, Gennaro Varriale, Luca Camillo e Luca Pignataro, sfrutta l’intramontabile meccanismo del passaparola e si poggia sulla forza virale degli utenti più influenti sui social network. Un po’ come già fa la statunitense Klout, un accostamento che piace poco al team di Buzzole perché, come spiega Fabrizio Perrone: “Non daremo mai un numero a una persona per definire quanto ne sa un argomento”.

Come fa quindi buzzo0le a definire l’influenza di un utente sui social?
Innanzitutto analizziamo i profili del potenziale influencer (per ora solo Facebook) mostrandogli quali sono gli argomenti più interessanti per il proprio network, quali sono i migliori orari di pubblicazione dei post e quali sono i gruppi più affini alle aree in cui è più esperto… tutto finalizzato a migliorare la propria visibilità sui social e costruire una reputazione sempre più positiva.
Che diffenza c’è allora con Klout?
Klout fa un’analisi degli utenti basata su una popolarità da 1 a 100, non considerando quali sono le aree nelle quali un utente è più esperto. Ultimamente ci stanno provando, ma basandosi solo sul giudizio degli altri utenti. Con il loro algoritmo non capiscono di cosa stia parlando una persona, ma guardano una quantità di interazioni e associano un numero a una persona, ma dire che uno vale 70 non significa niente.
Al loro approccio quantitativo, rispondete con uno qualitativo. 
Sì, perché l’utente può essere molto influente su Facebook in una materia e su Twitter in un’altra. Così come può scrivere della propria vita privata sulla bacheca pubblica, ma trattare temi particolari con competenza in gruppi specifici, oltre che in particolari aree geografiche. Sono tutti elementi indispensabili per un’azienda che vuole programmare la propria campagna di comunicazione sui social.
A che tipo di aziende potrebbe servire un servizio come Buzzoole?
Ci rivolgiamo alle piccole e medie imprese. Vogliamo replicare il modello Google nell’industria del buzz, il passaparola. Siamo in una fase “alpha” e quel che si vede è ancora il 10% del nostro potenziale, ma se riusciremo a intercettare l’interesse di un fondo di investimento (una trattativa sembra essere a buon punto, ndr) vorremmo rendere semplice ed efficace pianificare una campagna su un particolare prodotto o un servizio allo stesso modo di come oggi è possibile farlo con Google AdWords.
E gli influencer in cambio cosa ottengono?
Non prevediamo un rimborso in denaro. Il buzz deve rimanere spontaneo e veritiero. Gli influencer potranno ricevere sconti, offerte speciali, omaggi, inviti a eventi particolari… solo dopo aver accettato di instaurare un rapporto, speriamo positivo, con il brand in questione. Una qualsiasi ricompensa in denaro intaccherebbe inutilmente la reputazione dell’influencer.
Qual è l’identikit dell’influencer che avete in mente?
Noi ci rivolgiamo all’utente medio. A differenza di altri servizi simili al nostro, noi ci rivolgiamo anche alle piccole realtà come ad esempio un ristorante, interessato a coinvolgere persone che parlano sui social della propria vita privata e sono influenti nella ristretta cerchia di amici. Siamo convinti che l’esigenza di capire chi è influente in rete, soprattutto nei social, non riguarderà più i marketers ma anche con chi ha poco a che fare con gli strumenti dei social.
Che limiti può avere questo tipo di servizio, buzzoole potrà varcare i confini dell’Italia?
Non ci poniamo limiti. Questo è uno strumento verticale che non ha limiti territoriali e si basa su una scalabilità infinita. In questo modo pensiamo di essere più appetibili anche per i fondi di investimento.
Come tante startup, Buzz0ole cammina sulle vostre poche gambe, ma prevedete di allargare la famiglia?
A breve cercheremo nuovi sviluppatori e almeno due figure che si occuperanno a tempo pieno del lato community, oggi curato da me. Il nostro primo obiettivo deve essere quello di costruire una community adeguata a ospitare campagne potenti”.

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