Finisce l’avventura del The Daily, il giornale su iPad che prometteva di rivoluzionare l’editoria digitale. “Purtroppo non siamo stati in grado di trovare un pubblico grande abbastanza per convincerci che il modello di business fosse sostenibile nel lungo periodo”, ha spiegato Rupert Murdoch, a capo del colosso dell’informazione News Corp. (proprietari anche di Sky). Lo chiuderà quindi il 15 dicembre. Ma non solo: per rispondere alle richieste degli azionisti, preoccupati dalle ripercussioni del tabloidgate in Gran Bretagna, Rupert Murdoch ha ridisegnato il suo impero mediatico: entro giugno 2013 la casa madre News Corp sarà divisa in due.

Non è durato nemmeno due anni il giornale fruibile soltanto su iPad: lanciato a febbraio 2011 aveva 120 dipendenti, dopo una recente cura dimagrante, e secondo varie stime quest’anno avrebbe perso 30 milioni di euro. Erano solo 100 mila i sottoscrittori paganti (a 99 centesimi la settimana o 39,99 dollari l’anno), ma secondo Murdoch ne servivano almeno 500 mila per raggiungere il pareggio di bilancio. I lettori mensili erano 250 mila. Di questo passo sarebbero serviti cinque anni per arrivare al pareggio, secondo Greg Clayman, “publisher” della testata, guidata da Jesse Angelo. Non è ancora chiara la sorte delle risorse che componevano il The Daily. Murdoch assicura che parte dello staff finirà nel The New York Post, compreso il direttore Angelo, nel ruolo di publisher. Il marchio The Daily non morirà, ma smetterà di esistere a sé stante: potrà essere utilizzato in altri canali, su diverse tecnologie, soprattutto sotto il cappello del The New York Post. “Prenderemo il meglio di ciò che abbiamo imparato dal The Daily e lo applicheremo a tutte le nostre proprietà”, spiega Murdoch.

L’errore di fondo che tanti gli rimproverano è di avere avuto aspettative molto alte mentre si concentrava su un medium nuovo e non ancora largamente diffuso come l’iPad. Il sito di The Daily veniva usato solo per la promozione: vetrina, insomma. In un’epoca in cui il digitale è una cifra trasversale a tanti media, puntare tutto sui tablet appariva come una mossa azzardata e dal respiro corto. Probabilmente è la lezione a cui News Corporation si riferisce quando dice che trasferire su altri canali quanto appreso a The Daily: che il digitale non è solo uno strumento, un hardware, ma un modo orizzontale di lavorare nel mondo dell’informazione.

Ma The Daily aveva scelto il focus sull’iPad per privilegiare formati e design innovativi, d’impatto. Una delle conseguenze negative però erano problemi tecnici: il giornale era così denso che ci metteva tanto tempo per il download e andava incontro a frequenti crash, come segnala Staci D. Kramer di paidcontent.org.

The Daily forse ha sofferto l’atmosfera del momento in cui è stato lanciato: nel 2011, in pieno entusiasmo per il primo successo dei tablet, alcuni editori nel mondo li vedevano come un’arma per combattere la crisi dell’editoria. “E’ presto per dirlo, il campione è ancora limitato. Ma dalle nostre ultime stime, relative al 2011, i tablet sono usati soprattutto per l’intrattenimento e nelle case. L’informazione è solo uno degli utilizzi e nemmeno quello preponderante”, spiega a Repubblica.it Edmondo Lucchi, analista di Gfk Eurisko. Sono 2 milioni i tablet in mano agli italiani e circa la metà sono iPad, secondo Gfk. Possono essere un tassello nel nuovo volto dell’editoria digitale, ma è presto per scommetterci un’intera redazione. L’esperienza di The Daily l’ha dimostrato. (WWW.REPUBBLICA.IT)

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